Il punto di partenza è che la realtà in cui viviamo si fonda su due caratteristiche:
Il primo punto sottolinea la compresenza, nella vita quotidiana come in quella lavorativa, di esperienze sensoriali e di esperienze "asensoriali", queste ultime spesso sottovalutate o comunque ritenute scomode. La nostra socio-cultura, infatti, tende a essere pratica e ancorata a ciò che può toccare, vedere, sentire: è reale ciò che è tangibile mentre l'intangibile appartiene a un limbo dai confini incerti. Eppure il mondo si sta evolvendo verso pratiche e abitudini sempre meno materiali e concrete (un esempio su tutti l'utilizzo di Internet per effettuare pagamenti, prenotazioni, ecc). Proprio per questo la realizzazione di una rete di relazioni può essere vista come una necessità: oltre ad essere costituita essa stessa da elementi impalpabili, un network permette di affrontare l'intangibile con maggiore serenità.
La mente umana tende a ragionare in termini dicotomici e lineari mentre la realtà in cui viviamo è decisamente complessa. Basti pensare all'evoluzione del problema ecologico: un secolo fa il problema non si poneva; ai primi campanelli di allarme si è pensato fosse sufficiente risolvere l'accidente del momento; con gli anni si è imparato che a ogni azione corrisponde una reazione della natura non sempre positiva.
Occorre quindi capire che la mente del singolo non può abbracciare una complessità tale; questa situazione spaventa ma è anche ciò che spinge alla nascita di un network: unendo la propria comprensione della realtà a quella degli altri si può avere un quadro più ampio di ciò che ci circonda. Non solo: le diverse esperienze e la diversa formazione di ciascuno aggiungono un contributo fondamentale sul quale poi è possibile lavorare per arrivare alle soluzioni migliori.
Ecco quindi una prima conclusione: decidere di creare un network, cioè di stendere una rete di relazioni tra persone o tra aziende o tra enti, solo per riuscire a stare sul mercato non è la motivazione giusta, perché la paura (del fallimento) non è mai un buon punto di partenza. La decisione di "fare rete" deve partire dalla consapevolezza che unirsi serve per affrontare l'articolata realtà in cui viviamo.
Esistono 4 fattori, 2 spaziali e 2 temporali, attraverso i quali è possibile indagare la maturità con la quale affrontare un network.
I fattori spaziali si basano sui principi di unità e separatezza: ragioniamo prevalentemente in termini di separatezza, cioè di indivualismo e di azioni disgiunte dal resto, o in termini di unità, cioè di consapevolezza delle interazioni e delle sinergie esistenti?
I fattori temporali, invece, fanno entrare in gioco le aspettative e il principio di realtà. Gli estremi non vanno mai bene. Non è possibile vivere di sole aspettative perché difficilmente le cose accadono senza azioni o progetti concreti; d'altra parte un esagerato attaccamento alla realtà porta a considerarla immutabile e quindi blocca qualsiasi impresa.
L'incrocio di questi quattro fattori dà origine a 4 "Aree di Atteggiamento Psichico", all'interno delle quali ognuno può cercare di riconoscersi e capire se è pronto per affrontare un network. [Per approfondire questo aspetto rimandiamo alle pagine del libro].
La conclusione è comunque che l'atteggiamento giusto per affrontare un network è caratterizzato da una predominanza di elementi di unitarietà intrecciati a una realistica visione della situazione che si vuole affrontare (o, se vogliamo, intrecciati ad aspettative maturate e basate su un principio di realtà).