Il culto dei morti antico Egitto



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Il culto dei morti nell'antico Egitto era un rito sacro, durante il funerale, di solito, i parenti offrivano del cibo e ad occuparsi dei rituali appositi erano i sacerdoti: il tutto per poter garantire protezione al defunto durante il suo viaggio verso l’aldilà. Non è un caso che, ancora oggi, tutto ciò che riguarda il rito dei morti del popolo egizio provochi un certo interesse e sia considerato affascinante.

Vita eterna

Da sempre, il culto dei morti e la credenza di una vita dopo la morte è caratteristica di un po’ tutte quante le religioni esistenti al mondo. I precursori di questa credenza sono, senza dubbio, nell’antico Egitto, credevano nella vita eterna e nella continuazione della vita anche dopo la morte.

Questa infatti non era vista da loro in maniera negativa, bensì come una possibilità, per il defunto, di poter vivere una vita dignitosa nell’aldilà. Per questo motivo credevano che, per poter rinascere, il corpo dovesse essere mantenuto integro e ricorrevano, quindi, alla famosissima pratica della mummificazione; decisamente tutto il contrario rispetto alla pratica della cremazione roma alla quale molta gente oggi decide di ricorrere.

Conservazione della salma nell'antico Egitto

Per poter conservare la salma, gli antichi egizi ricorrevano a un delicato procedimento che prevedeva l’eviscerazione degli organi del defunto (tutti tranne il cuore): il cervello veniva estratto con un uncino e fatto fuoriuscire attraverso il naso, gli altri organi venivano estratti direttamente dall’addome e, poi, fatti essiccare con il sale e riposti in appositi contenitori, i vasi canopi.

Ognuno di questi aveva un coperchio con la forma del volto di un Dio ed era decorato con delle formule funerarie con il fine di proteggere gli organi.

Successivamente, il corpo del morto veniva lasciato immerso in un composto salino in modo che lasciasse fuoriuscire tutti i liquidi e fatto poi seccare per venti giorni. In seguito, ci si occupava di avvolgere la salma in bende e deporla nel sarcofago. All’interno dei sarcofagi era consuetudine inserire anche vestiti, cibo, cosmetici (tutto ciò che poteva servire al defunto per la vita nell’aldilà) e un ritratto del defunto.

Inoltre, si facevano scrivere delle formule funerarie, in genere riguardanti dei rituali magici e religiosi, per garantire al defunto la rinascita e la benedizione degli dei: questi “testi dei sarcofagi” esprimevano, inoltre, quelli che erano i timori e i desideri dell’essere umano. Tutto ciò, però, era riservato solo alle personalità più importanti quali Faraoni o sacerdoti.

Un altro aspetto che ricollega al desiderio del popolo per il culto dei morti nell'antico Egitto di proteggere le salme in vista della vita eterna è il nome che veniva dato ai sarcofagi, ovvero neb ankh (possessore di vita).