Brandy liquore: da dove nasce il Brandy italiano



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Il liquore brandy italiano, oggi nasce tradizionalmente, ma non solo, dal vitigno Trebbiano, stretto parente dell’ugni blanc di Cognac, raggiunge una gradazione alcolica di 40 gradi. Le uve nostrane, dopo una delicata spremitura, vengono messe a fermentare ad una temperatura intorno ai 18 e i 22°C. Finita la fase della fermentazione, il mosto ottenuto, viene avviato alla distillazione, il distillato ricavato, viene fatto maturare in botti di rovere, dove affina e perfeziona le sue caratteristiche organolettiche.

Dopo l’evoluzione, dal 1948 in poi, delle leggi relative alla distillazione, oggi si riconosce la denominazione Brandy italiano, riservato ufficialmente all’acquavite ottenuta in Italia dalla distillazione di vino proveniente da uve coltivate e vivificate nel territorio nazionale.

Brandy è il nome adottato per i distillati di vino prodotti al di fuori dei dipartimenti di Charente e Charente-Maritime in Francia, zona di produzione del Cognac. Il brandy liquore matura almeno un anno in quercia o sei mesi se la capacità dei fusti è inferiore ai 1000 litri.

Tipi di brandy

I principali paesi produttori di brandy sono Italia, Francia, Germania, California, Sudamerica, ex URSS, ex Jugoslavia e il Portogallo. I brandy si classificano in base al periodo di invecchiamento con il sistema Hennessy dei Cognac.

Il termine Brandy deriva dalle usanze nord europee, dalla parola olandese brandewijn, letteralmente Vino bruciato, quello che risultava dal riscaldamento con lo scopo di distillarlo, il brandy è infatti a tutti gli effetti un’acquavite di vino: come l’Armagnac e il Cognac.

Dalla distillazione di vino nasce il brandy

Il nome brandy, tra l’altro, ha caratterizzato a lungo il frutto della distillazione di vino, ovunque fosse realizzata. Ma una precisa e decisa azione legale internazionale ha riportato alla cittadina francese di Cognac l’esclusività di utilizzo del nome, per quanto la metodologia di distillazione sia pressoché la stessa. Nel 1948 il nome Cognac iniziò ad essere tutelato a favore dei francesi.

Il brandy italiano

Per la storia il distillato di vino italiano cominciò chiamarsi brandy con l’acquavite di Toscana, dopo secoli di tradizione e vicende, di uomini e di aziende. È doveroso ricordare come l’Italia vanti a buon diritto la primogenitura delle acquaviti, con l’opera della Scuola Salernitana e le applicazioni mediche dei prodotti distillati.

La storia moderna della distillazione del vino italiano nasce e si sviluppa spesso per mano e iniziativa degli stranieri, interessati all’acquavite di vino per fortificare i vini da esportare in patria. Un interessante correlazione la si trova nelle vicissitudini legate ai vini come il siciliano Marsala.

Un intervento decisivo venne sicuramente dagli inglesi, con il famoso Jonn Woodhouse, vero fautore della prosperità del Marsala. Dovendo portare ingenti quantità alla corte della regina, favorì lo sviluppo sull’isola della distillazione di parte del vino, che assemblato al frutto della fermentazione delle uve irrobustiva e stabilizzava il prodotto per lunghi viaggi via mare.

Era il 1773 e altri due inglesi seguirono l’esempio di Woodhouse entrambi promotori della distillazione in Sicilia. Ancora prima si trova l’esperienza dei fratelli Carlo Stefano e Giovanni Giacomo Cinzano, che nel 1757 fondano a Torino la ditta omonima. A inizio ottocento il conte Bernardo e Carolina Branca diedero vita all’azienda che li avrebbe distinti nella produzione del famoso Fernet Branca, ma anche del Croix Rouge, un Cognac molto apprezzato in tempo di guerra.

Nel 1832 il calabrese Vincenzo Florio fondo in Sicilia il suo impero votato, tra le altre cose, alla produzione tanto di Marsala, incalzato dagli inglesi, quando di eccellente Brandy. Il Cognac siciliano, presentato dal figlio Ignazio all’esposizione di Palermo nel 1890, ottenne un grande apprezzamento.

Buton Brandy Vecchia Romagna e Stock

Jean Buton, dopo la caduta di Napoleone, abbandonò la Francia e i propri impianti e si trasferì a Bologna in Romagna nel 1820. Forte di una tradizione familiare da sempre impegnata nella distillazione, trovò in Romagna tutto quello che occorreva per un eccellente Cognac. Rinomato in tutta Europa, la distilleria Giovanni Buton presenta nel 1939 il celebre Brandy Vecchia Romagna, oggi un grande classico del bere italiano.

Altri distillatori provenienti dalla Francia misero radici in Italia, come René Briand e, la famiglia Landy la cui azienda fu rilevata dai fratelli Bonaventura ed Ermenegildo Maschio, a cui spetta il primato dell’utilizzo della parola brandy per indicare l’acquavite di vino prodotta.

Fu dall’intuito di Lionello Stock, originario di Spalato, che invece nasce il vero colosso dei Brandy italiani. Questi, ancora giovane, osservava le navi francesi portare via le uve da Trieste verso le distillerie di Cognac, messe in ginocchio dalla peronospora che aveva distrutto i vigneti francesi, convincendosi così a distillare in loco il prodotto

Di conseguenza nel 1884 fonda con l’amico e socio Carlo Camis la distilleria a vapore Camis & Stock, azienda rimasta sotto l’unica guida di Lionello sino a inizio novecento e ancora oggi attiva e apprezzata in tutto il mondo.

Bicchiere da Brandy

Per degustare il Brandy usate un bicchiere particolare, il calice Ballon o lo Snifter da scaldare con il solo calore delle mani per esaltarne le caratteristiche organolettiche, non va servito con il ghiaccio in modo da preservare il profumo e l’aroma.